Saturday, 14 February 2009

Conclusioni

Il Preludio Di Un Nuovo Inizio

E’ adesso febbraio. Sono ancora alla Benetton. La buona notizia è che, dopo sei mesi di polvere sudore e sporcizia, i soldi cominciano ad esserci di nuovo. Il fondo master è quasi di nuovo al sicuro.Un’altra buona nuova è che sto cercando di andarmene da Dublino.Probabilmente la verità è che dopo massimo un anno qualunque posto di questo mondo mi viene a noia. E’ successo con Firenze, è successo con Londra ed è successo con Dublino. La tradizione sembra essere rispettata. La nuova destinazione sembra essere Edinburgo.E se anche dopo qualche mese mi stancherò di nuovo, non me ne frega granchè.
A settembre devo comunque iniziare il master: ergo, nessun problema.
Arriva quindi il periodo del bilancio finale.

Dublino, Dublino, Dublino.. che dire?
Dell’Irlanda avevo un’idea mistica prima di partire. La terra di folletti, arpe e banshee aveva un ascendente enorme su di me.
Oggi un po’ meno.
Forse perché Dublino non è Irlanda. Forse lo era, ma oggi certo non lo è. Sembra più una città su un irreale confine franco-polacco. Queste due popolazioni la fanno evidentemente da padrone, sono ovunque, hanno radici profonde e fanno ormai saldamente parte di Dublino. La cosa orribile è che sono comunità autonome, non si mischiano con la comunità irlandese. I francesi stanno tra di loro, parlano la loro lingua come fosse qualcosa di sacro – e la cosa ironica è che credono lo sia -, il loro inglese è patetico perché non hanno neanche bisogno di parlarlo, considerato che il rapporto numerico tra franchi ed irlandesi è di tre ad uno. In Dunnes Stores, praticamente la più grossa catena di supermercati irlandesi tutto il reparto pane ed affiliati è pressoché monopolizzato dalla marca “Cuisine de France”. I polacchi forse, con i loro atteggiamenti aggressivi ed i loro negozi di cibo nazionale sono ancora peggio.
(Continua)



The Prelude of A New Beginning

It is now February. I am still at Benetton. The good news is that, after six month of dust sweat and dirtiness, money seems like is there again. The master fund is almost safe.
Another good news is that I am leaving Dublin.
Probably it is right that after maximum one year I get tired of any place I am living in. It happened with Florence, it happened with London, it did happen with Dublin. Tradition is respected. The new destination seems to be Edinburgh.
And if after a couple of months I will get tired of that too, it doesn’t really matter.
In September I am going to start the master anyway: ergo no problem.
It is time then for a final balance.

Dublin, Dublin, Dublin.. what to say about Dublin?
I had a mystical idea of Ireland before to leave. The land of sprites, harps and banshees had a huge ascendant on me.

Nowadays not really.
Maybe because Dublin is not Ireland. Perhaps it was, but for sure today it is not. It looks more as a city on the unreal French-polish boundary. These two populations took definitely hold of the city, they are everywhere, they have deep roots and they are a big part of Dublin. The horrible part is that they are independent communities, they don’t merge with the Irish community. French people stick with other French people, they speak French as it was something sacred- and the irony is that they really think it is- their English is pathetic for they don’t even need to learn it, considered that the numerical relation is three French against one Irish. In Dunnes Stores, basically the largest supermarket chain in Ireland all the section of bread and similar is monopolized by the brand "Cuisine de France".
Polish people, with their often aggressive behaviour and their national groceries shops are if possible even worse.

Sunday, 8 February 2009

Le Mille E Una Notte-Parte Quarta

Una nuova vita

Comincio così il lavoro alla Benetton.

Felice, comincio a dare l’aspirapolvere al mattino, riempire gli scaffali sotto la cassa di buste, portare le consegne all’interno del magazzino – dalle 60 alle 150 la settimana, la metà delle quali MOLTO pesanti- aprire le scatole, mettere i vestiti sugli scaffali, portare le scatole nel centro di riciclaggio.
Per 130 volte circa, fino a questo momento.
40 ore la settimana, praticamente sempre.
Il tutto per uno stipendio desolante.
Il primo giorno ero felice.
La seconda settimana dubbioso.
All’inizio del secondo mese fottutamente stanco.
Alla fine del secondo mese miserabile.
Al terzo mese incazzato da fare schifo.

Dal secondo mese ho cominciato a cercare altro lavoro.
Inutile pronunciare il risultato.




A New Life

I start then my work in Benetton.
Happy, I vacuum clean every day the shop’s floor, I fill up the tills with paper bags, I take the deliveries inside the stockroom – from 60 to 150 a week, half of them REALLY heavy- I open the boxes, put the clothes on the shelves, I bring the cardboard to the recycling center.
Around 130 times, so far.
40 times a week, basically all day.
And all this for a ridicule wage.
The first day I was happy.
The second week doubtful.
At the beginning of the second month really tired.
At the end of the second month really miserable.
At the third month fucking pissed off.

Starting from the second month I started looking for another job.
How did it go?
You don’t need me to tell you.

Thursday, 5 February 2009

Le Mille E Una Notte-Parte Terza


Una Flebile Speranza


Come in un falso, romantico romanzo di avventura arrivo un giorno sulla porta di un negozio in un centro commerciale che si affaccia su Grafton Street. Alzo lo sguardo, ed un gigante cartello verde si presenta ai miei occhi. Leggo
UNITED COLOURS OF BENETTON.

Abbasso lo sguardo.

FULL TIME POSITIONS AVAILABLE. APPLY WITHIN.

Più per forza d’abitudine che per altro varco l’imponente soglia e mi incammino a passi decisi verso le casse. In un protocollo di gesti e movimenti ben studiati e mai funzionanti mi dirigo verso colei che sembra essere più amichevole e chiedo se posso parlare con la manager.
Con uno sguardo disinteressato ed una punta di disgusto punta il dito verso una persona poco distante.
A volte dovrei imparare a leggere tali messaggi.
L’indiscussa leader, la ragazza con evidente maggiore altezzosità nei gesti e movimenti mi rivolge l’attenzione, e comincia il nostro dialogo.
Alle prime non sembra interessata, e mi chiede se le posso lasciare il cv.
L’esperienza mi fece capire che anche questa era saltata. Poi però sembra cambiare idea e ci ripensa. Dà un rapido sguardo al curriculum, annuisce e mi porta al piano inferiore dove mi mostra il magazzino. A quanto pare hanno bisogno di qualcuno che lavori nel fatidico stockroom. Ricevere le consegne, aprire le scatole e mettere la merce sugli scaffali.
Assetato com’ero di lavoro – e di soldi- non ci penso due volte e le dico che sono assolutamente interessato. Così mi dice di venire il giorno dopo alle 9 per il provino.

Non ci volevo credere. Era fatta.




A Thousand And A Night - Third Part


A Weak Hope


Like in a fake, romantic adventure book one day I happened to be walking in front of the main door of a shop in a shopping centre facing Grafton Street. I raise my head and a gigantic green sign appears at my eyes. I read

UNITED COLOURS OF BENETTON

I lower the glance

FULL TIME POSITIONS AVAILABLE. APPLY WITHIN.

I crossed the threshold from force of habit and went with steady feet towards the tills. In a protocol of gestures and affected and not-so-working movements I get closer to the girl who seems to be the friendliest and ask her if I could speak to the manager. With a disinterested look and a hint of disgust she points a person not too far. Sometimes I should learn to read this kind of clues. The unquestioned leader, the girl with the most evident arrogance turns toward me and our conversation begins. At first she doesn’t look too interested, and she asks me if I can leave the cv. Experience suggests me that I had blown this one, too. After a few seconds though she seems changing idea: she glances the cv, she nods and then she took me to the lower level where she shows me the stockroom. Apparently they need somebody to work in the infamous stockroom. Receive the deliveries, open boxes and put stuff on the shelves. Desperate of work-and money- as I was I said yes, I was definitely interested in the work. So she tells me to come back the day after at 9 o’ clock for a trial.
I couldn’t believe it. I was in.

Saturday, 31 January 2009

Le Mille E Una Notte-Parte Seconda

Il Buio.

Immediatamente dopo arrivò il buio.

A quel tempo la situazione economica non era malaccio. Ero arrivato in Irlanda con quasi 11 000 euro sul conto corrente, avevo in qualche mese sputtanato un bel po’ di soldi ma avevo di già cominciato a riprendere qualcosa indietro. Insomma, non andava tanto male.
Vengo quindi licenziato dal cafè e mi metto speranzoso alla ricerca del lavoro.
Un giorno.
Due giorni.
Una settimana.
Due settimane.
Un mese.
Due mesi.
Durante quei giorni orribili, fatti di ore ed ore divise tra internet point per stampare i cv e di tentativi di raccogliere perfino il lavoro più umile, i soldi cominciarono ad andare giù drammaticamente.
Dublino è costosa, parecchio costosa, e se non lavori.. beh, insomma, qualche problema cominci ad averlo.
Arrivai quindi alle porte dell’estate con quasi 5 000 euro in meno, il fondo-master seriamente in pericolo e una speranza che se ne era andata già da un po’.
Le ragioni della mancanza del lavoro immagino sono tante: l’onda umana in cerca di un lavoro che si abbatte su Dublino in primavera, la crisi economica che si stava affacciando, e soprattutto, a mio parere, la reputazione che noi italiani sembriamo avere nel mondo quando si tratta di cercare lavoro oltre i confini nazionali.
Italiano? No, non parlerà mai inglese.
Poco importa se ho esperienza, ho studiato lingue e parlo più idiomi di francesi, brasiliani e polacchi messi assieme. Sono italiano e quindi posso solo lavorare solo in posti italiani. E qui arriva il secondo problema. Perché non tentare lì? Perché se non hai un paio di tette, non c’è verso.
Un ti pigliano.

Ad ogni modo, basta trattare questo argomento. Chiunque abbia cercato di lavorare all’estero lo sa meglio di me. E chi non l’ha fatto forse non è interessato.
Quindi la chiudo qui con questa parentesi.
Dicevamo, arriva l’estate e ancora non ho lavoro. In più sto sputtanando tutti i risparmi di una vita. Decido quindi si prendere una pausa, mandare tutto a cacare e andare per due settimane in vacanza con la ragazza. Londra, Parigi e Firenze. Sorvolo questo punto perché immagino mi capiterà di tornarci su.
Torno a Dublino verso metà luglio, passo il resto del mese nella solita maniera ed arriviamo ad agosto.




One thousand and One Night- Second Part

The Darkness

Immediately after that Darkness came.

By then my economical situation was not that bad. I had arrived in Ireland with almost 11 000 euro on the bank account, I had already squandered in a couple of months quite a lot of money but I already had started to get something back. I mean, after all it wasn’t that bad.
They fired me then from the café and I start full of hopes looking for a job.
One day.
Two days.
One week.
Two weeks.
One month.
Two months.
During those horrible days, made by hours and hours spent in Internet points printing down CVs and attempts to grab the humblest jobs, money started to go down dramatically. Dublin is expensive, really expensive and if you don’t work.. well, after a while you start having some problems. I reached then the end of summer with almost 5 000 euro less, the money for the master dangerously threatened and a hope that had died long ago.

I suppose the reasons why I couldn’t find any work are loads: the human wave looking for work that hits Dublin in spring, the current financial crisis that was coming up during those months and overall, in my opinion, the reputation we Italians appear to have in the world when it comes to look for a work outside the national boundaries.
Italian? He for sure doesn’t speak a word in English..
Apparently it doesn’t matter that I had experience, that I spoke more languages than French, Polish and Brazilian altogether. I am Italian, and that means I can work only in Italian restaurants.
And here comes the second problem. No boobs, no work.
They do prefer girls.
Anyway, let us drop this topic. Anyone who tried to look for work abroad know what I am talking about. And who didn’t, well, maybe he is not interested.
So let us get over with it.

So, where were we.. Oh yes, there it comes the summer and I still have no job. And in the meanwhile I am wasting all my savings. I decide then to take a break, fuck everything and go for two weeks in vacation with my girlfriend. London, Florence and Paris.
I come back in Dublin around mid-July, I spend the other half of the month in the same way and we reach August.

Thursday, 29 January 2009

Le Mille E Una Notte-Parte Prima

Breve riassunto della prima parte: ho trovato casa, ragazza e lavoro. Fin li tutto bene.

Poi il Buio. O meglio, prima il Grigio.

Il Grigio.

La casa per il momento andava bene: costava poco ed era davvero in centro. Il lavoro era ad appena dieci minuti. Dopo poco il francese con cui dividevo la camera se ne torna in Francia e subentra una ragazza italiana. Pur sempre un miglioramento.
Rimane il fatto che quando il tuo cesso ha la ciambella che trema, l’acqua calda che trovi solo quando il sole è sistematicamente tramontato ed un landlord che non parla una parola di inglese.. beh insomma, potrebbe andare meglio.
Il lavoro. Beh, il lavoro era una merda, ma almeno pagavano bene. Cioè, pagavano veramente poco, ma le tips erano esorbitanti. Viva la scialoneria irlandese. In Italia lecchi il culo e ti danno una pacca sulle spalle e se un cliente non riceve il dieci centesimi di resto ti fa causa per migliaia di euro.
In Irlanda a quanto pare no. Regola vuole che quando paghi al bar o ristorante lasci un dieci per cento di mancia. Buono se lavori nel locale, meno se sei il cliente.
Comunque, alla quinta settimana troviamo il climax del periodo di grigio. Questi gli attori: il manager dello Zimbawe e le assistant manager polacche.
Potrei scrivere un libro sulle vicende che ruotano attorno a quel singolo episodio, ma al momento non ho granchè voglia, e la voglio tenere sullo spiritoso.
Nessun abbellimento, questo è quello che fu detto.
Ovviamente tradotto. E corretto, perché come ben si sa polacco e lingua inglese non sono granchè sinonimi.

Io esco dalla toilette per lo staff.
La assist. Manager entra nel bagno dopo di me.

Assist. Manager polacca (ci tengo a precisarlo, scusate):
“Dario, if you wet the floor clean after yourself”
Io: “How do you know it was me? It’s always wet.”
Ass. Man: “Because it’s fresh”.
Io: “Why, did you taste it?”

Lei non dice nulla, fa solo lo sguardo offeso. Io non potevo d’altronde tenerlo dentro, mi sembrava troppo ridicolo cosa aveva appena detto.
Dopo qualche ora il manager mi chiama giù nell’ufficio.
Ovviamente questo dopo l’ora di punta, il pranzo, quando facevano correre me e gli altri due poveri camerieri come cani avanti e indietro, mentre il manager stava alla cassa e l’assistant manager a fare i caffè.
Manager: “Dario, there are some problems”.
Dario: ”Oh. Like what?”
Manager: “You are still too slow, and your attitude towards the supervisors is not good enough. You have to leave”.
Dario: “Right. It’s okay, no hard feelings. Thanks for the opportunity anyway”.

Non l’ho fatto notare, ma mi giravano alquanto le palle. Non tanto per il lavoro merdoso, quanto per il fatto che appena licenziato me hanno assunto un polacco.
Un altro.
Che a quanto pare è durato qualche settimana.
E tra l’altro perché non mi ha licenziato subito, ma mi ha fatto fare prima l’ora di punta. E poi, quando il bar cominciava a diventare calmo, mi ha mandato a casa.
E poi, dopo cinque settimane di scherzi e complimenti mi vieni a dire che sono troppo lento?
Ven via ven via..



One thousand and one nights – First Part


Short resumé of the previous part: I found a house, a girlfriend and a work.
So far pretty good then.
Then the Dark. Or rather, Greyness first.

Greyness

The house I had at the moment was fine: it was cheap and it was right in the city centre. Work was just ten minutes walking far away. After a while the French guy I was sharing the room with went back to France and one Italian girl took his place. An improvement, still.
Anyway, when you have the toilet seat in your bathroom which shakes all the time, when you can find warm water only when the sun has gone down and a landlord who doesn’t speak a word in English.. well, you realize that things might be better.
The work. Well, the work was crap, but at least it was paid pretty well.
I mean, they paid shit, but tips were crazy. God bless the Irish. In Italy you are humble and they slap your shoulders, and if the customer doesn’t get back his 10 cents change he is ready to sue you for thousands.
In Ireland, apparently, this doesn’t happen. The rule says that when you pay a café or a restaurant you have to add around the 10 % as a tip. Good if you work there, less if you are the client.
Anyway, at the fifth week we find the climax of the greyness period. These the others actors: the manager from Zimbabwe and the two Polish Assistant Manager. I could write a book on the details surrounding that single episode, but right now I don’t really feel like it, and I want keep it funny.
No embellishments then, here is what was said that day.
Obviously translated, because as everybody knows, polish people and English language are no real synonyms.

I come out from the staff toilet.
The assistant manager goes after me.

The polish assistant manager
“Dario, if you wet the floor clean after yourself”
Me: “How do you know it was me? It’s always wet.”
Ass. Man: “Because it’s fresh”.
Me: “Why, did you taste it?”

She doesn’t say anything, she just looks offended. On the other hand I couldn’t keep it for myself, what she had just said sounded too ridiculous to me.
After a couple of hours the manager calls me from the office downstairs.
Obviously this after the peek-hour, the lunchtime, when they made me and the other two waiters running to and fro like donkeys, while the manager was at the till and the assistant manager was making coffes.

Manager: “Dario, there are some problems”.
Dario: ”Oh. Like what?”
Manager: “You are still too slow, and your attitude towards the supervisors is not good enough. You have to leave”.
Dario: “Right. It’s okay, no hard feelings. Thanks for the opportunity anyway”.

I am sure I didnt’ show it, but I was fucking pissed. Not really for the lousy job, rather because right after me they hired a polish.
Another one.
Who, apparently, lasted for a couple of weeks.
And also because they didn’ t fire me straight away, but they made me do the peek hour, and then, when the café was getting quiet they sent me home, without even letting me finish the day.
And finally, after five weeks of laughs, praises and jokes, you come and tell me I am too slow?
Pathetic.

Sunday, 25 January 2009

Il Ritorno Del Figliol Prodigo

Si dice che spesso le decisioni rapide sono le più giuste. Seguire l’istinto, carpe diem, o la va o la spacca sono tutte espressioni che la nostra lingua ci fornisce per descrivere lo stesso concetto. Smetti di menartela, non pensarci su che non serve a niente e fallo.

Il perché di tutta sta serie di banalità è presto detto.

1- Guarda la data di oggi

2- Guarda la data del post precedente

3- Fai il calcolo.

Ho quindi deciso pochi minuti fa di scrivere ancora sul blog. Il fatto che non ho scritto niente per quasi un anno è alquanto orribile. Viene da dire “che cazzo ho fatto negli ultimi dodici mesi?” Sono fuori casa, in una città piena di pub e amenità simili.. in teoria ogni giorno ho esperienze che sono essere degne di nota.

Eppure, neanche una parola sul blog.

Quindi, morale della favola, e complice il tempo di merda a Dublino in questo momento…

Eccomi qua.

Che cazzo, sul serio, eccomi qua.

E’ verissimo il fatto che non è la prima volta che mi impongo di scrivere piu spesso. E’ qualcosa che ho detto in precedenza, e anche se sinceramente lo pensavo, in pratica non l’ho mai fatto.

Adesso però ci sono gli stimoli. Il master si sta avvicinando e le cose devono cambiare. E tanto per rendere speciale e solenne il momento introduco una novità: la sezione in inglese. Cercherò di tradurre il più possibile ogni minchiata che mi viene voglia di mettere per iscritto, e non tanto per un fatto di facilità, quanto per il motivo che il mio inglese fa abbastanza schifo. Pur essendo la relazione dario-lingua inglese di piu decennale esperienza infatti le cose non sono tanto migliorate. Certo, la mia prolungata permanenza nelle terra delle nuvole e della pioggia ha decisamente dato un’impennata alla mia abilità di destreggiarmi tra l’accento orribile degli irlandesi e la spocchiosità inglese, ma rimane comunque, a mio avviso, inadeguata per il master che in teoria la mia persona si aspetta di cominciare a settembre.

Sperando che mi prendano, ovviamente..

Quindi, da dove cominciare? Cercando di riassumere tutto ciò che è successo da quel fatidico, ultimo post del 10 marzo ad oggi. La memoria sarà sicuramente complice di numerose dimenticanze, ma forse è meglio così. Il solo pensiero comincia già a scoraggiarmi.

Maledetta umana pigrizia.




We often use to say that quick decisions are the right ones. To “follow the instinct”, “carpe diem”, “make or break” are all expressions that our language gives us in order to describe just one single idea.

Stop fooling around, there is no point in thinking about it. Just do it.

Why am I talking such a banalities? There you go..

1- Check today’s date

2- Check the previous post’s date

3- Do the math.

I decided then just a couple of minutes ago to start writing once again on the blog. The fact that I wrote nothing for almost one year is indeed quite horrible. Feels like to say “What the hell did I do in these last twelve months?” I am abroad, in a city loaded with pubs and stuff like that.. theoretically, every day I have experiences worth to be written down.

But still, not even a freaking word on the blog.

Anyway, to make it brief, and thanks to the shitty weather we have at this moment in Dublin..

There I am.

No, seriously, there I am.

I am back.

It is true it is not the first time that I forced myself to write more often. Fair enough, it is something I said before, and even if I really meant it I never did it.

But now it is different because the master is getting close and things must change. And just to make solemn and special this moment as you can see I hereby introduce something new: the English section. I will in fact try to translate every piece of crap that comes in my mind, and not merely for publicity, rather because my English is still pretty awful. In fact, even if the relation Dario/English language is a more than decennial experience things didn’t really improve.

I mean, my prolonged permanence in the land of clouds and rain has definitely increased my ability to handle the lousy Irish accent and the British snobbery, but it is still in my opinion quite inadequate for the master that I am supposed to start in September.

IF I get in, naturally.

So, where to begin with? Trying to sum up what happened since that fateful, last post dated 10th of March. Probably my memory is going to be responsible of many omissions, but in the end maybe it is for the best. The only thought of it is already discouraging me.

Damned old human laziness.


Monday, 10 March 2008

Day Ten - Stairway to Heaven

Se la vita è una scala a gradini verso il Paradiso alla posso dire, se non altro, di stare andando nella direzione giusta. Ho trovato casa, hell ya, un appartamentino bohème dai muri dipinti in rosso bordeaux e dalla cucina multicolore, divani di seconda mano ma puliti, prezzi popolari e tanto, tanto amore. Delle sette persone (o otto, la mia memoria va peggiorando a velocità esponenziale) ne ho per ora conosciute soltanto due, una finlandese e il francese con il quale si suppone debba dividere la camera –una sorta di ripostiglio generoso nel quale trovano spazio due letti ed una striscia di moquette, che certo scomparirà sotto una montagna di vestiti dopo che avrò preso possesso della suddetta-. D’altronde c’è poco da fare, la posizione non poteva essere delle migliori –sfido chiunque a trovare una casa a neanche 5 minuti a piedi a Temple Bar che non sia un Hotel o un B&B –, senza dimenticare che ha un prezzo molto popolare (77 euro la settimana, neanche in un ostello) e la casa, ripeto, ha un qualcosa di indubitabilmente affascinante.
Direi che sono abbastanza soddisfatto. Alla fine è andata bene, dieci giorni sono stati sufficienti per trovare una sistemazione definitiva, ed al momento sono sotto di “appena” seicento euro. La prospettiva di dormire sotto un ponte per una settimana –se volete visitare Dublino durante St. Patrick prenotate tipo sei mesi prima, sennò finite a dormire in aeroporto- è stata scongiurata, e posso concentrarmi sulla ricerca del lavoro. Voglia permettendo.
Dato che il giaciglio è prenotato fino Venerdi mattina mi sa che ormai aspetto a lasciare l’ostello. Direte voi, ma sei una fava, hai la possibilità di dividere la camera con uno solo invece che con un branco di animali, ma perché non te ne vai subito nella casa nuova, visto che tra l’altro la paghi?
Risposta: biliardo, divani e gnocca, tanta gnocca.

Amen.

Saturday, 8 March 2008

Day Eight- Notes from Underground

Ancora in cerca di casa, ho dovuto prolungare la permanenza in ostello per un altro paio di giorni. Niente in contrario, per carità, il problema è che si avvicina San Patrizio, e trovare un letto nel raggio di 50 chilometri diverrà una specie di epopea.
Per ora comunque tutto bene. Riguardo l’ostello, voglio dire. E’ una strana costruzione del centro della città dalle linee architettoniche che ricordano da una parte una chiesa e dall’altra un anonimo magazzino. Era in precedenza un antico ospedale- cosi almeno mi hanno detto- una piacevole accozzaglia di letti stipati uno sopra l’altro secondo la scuola cinese del “più ce n’entra meglio è”. Un tempo la gente vi moriva: oggi al massimo ci pisciano sopra, a giudicare dall’odore del mio giaciglio (davvero, chiamarlo letto mi sembrava troppo anche come eufemismo).
Della serie riteniamoci fortunati.
Riguardo la gente che ci sta dentro poco da dire, tutto molto prevedibile. Orde di italiani, la maggior parte infami e stupidi come culi, che se ne stanno al crepuscolo con scintillanti occhialini neri ed improponibili cappelli con la visiera spostata di lato in un dubbio virtuosismo stilistico. Scontati e brutti come il peccato, è proprio in questa situazione che ti viene voglia di pretendere di essere muto e sordo.
Accanto ai nostri magnificenti esemplari stanno poco distanti i cugini francesi, nelle loro felpe cappucciose calate sul viso, con gli occhi stretti e minacciosi come rivolti ad un oscuro riverbero; aggiungi il fatto che entrambi imprecano come maiali e il quadro è completato. Altrettanto numerosi gli onnipresenti spagnoli, squillanti nel veloce scorrere della loro lingua ma commoventi nel cercare di riprodurre, inutilmente, l’accento inglese. Infine gli americani, che dall’alto del loro dominio mondiale cercano con decisione di imporre anche i loro assurdi modi di vestirsi –come l’ostinarsi a girare per l’Europa con l’infradito, anche in pieno inverno sotto pioggia e neve gelida. Senza dimenticare gli immancabili pantaloni dalla grandiosa circonferenza .
Non venite più a parlarmi di melting pot però, perché ormai non ci credo più. Indipendentemente dal fatto che Dublino sembra una piccola, seconda Parigi, di italiani ce ne sono anche troppi. Più uno cerca evitarli più si accorge che il mondo è una grande e meravigliosa palla tricolore.

Nessun problema comunque, tutta questa accozzaglia di cattivo gusto rende il tutto più interessante.
Vivere per qualche tempo in ostello infatti può diventare la più bella esperienza della vostra vita, ma alle stesse probabilità può trasformarsi in un incubo infinito. Se vi troverete infatti un giorno nelle camerate da 26 persone scordatevi il verbo dormire: non è cosa per voi, giovani dalla vitalità vibrante e dal sonno leggero. Per andare oltre la semplice chiusura degli occhi devi avere infatti due cose: l’esperienza del sonno a comando ed un bel po’ di primavere sulle spalle, che ti permettano di aggiungerti con autorevolezza nel concerto di gente che russa, fischia, grugnisce e talvolta perfino parla nel sonno.
C’è chi ci riesce e chi no. Io no, non ci riesco. Pur andando regolarmente a letto quando il sole sorge, non c’è più riposo per il giovin virgulto.

Wednesday, 5 March 2008

Day One- Storm and Prejudice

E cosi, alfine, ce l’ho fatta.
Sono a Dublino.

E’ quasi comico pensare che dopotutto è come se mi fossi obbligato da solo. Sapevo benissimo che temporeggiando troppo alla fine non avrei fatto niente, avrei aspettato in una sorta di limbo paradossale, un essere pronti a voler fare qualcosa ma in fondo non essere abbastanza decisi a farlo. Mi ero preposto di stare all’erta, e non appena si fosse presentata l’occasione sarei partito. Ma che occasione si doveva presentare?
COSA aspettavo aspettando?
Non appena mi sono reso conto quindi in cosa stavo entrando, senza pensarci troppo ho preso il primo biglietto aereo disponibile, ho prenotato per tre giorni nell’albergo più affidabile ed economico possibile e sono partito.
Ed ora eccomi qui. Che sia stato un bene o un’immane cazzata è troppo presto per dirlo.

Il primo impatto, però, è estremamente positivo. Tolte le prime, potenzialmente scoraggianti casualità – biglietto costosissimo, viaggio atroce tra scossoni e vuoti d’aria, e vento a Dublino CHE MUOVEVA L’AEREO DA FERMO ( raffiche di vento capaci di spostare le persone,mai vista una cosa simile, altro che bora di Trieste)- l’impressione iniziale su questa città è stata molto positiva.
Nonché infatti ricordi molto Londra –stessi edifici di mattoni, stessa noncuranza dei pedoni sulle strisce, e guarda un po’, il retaggio inglese tanto odiato nella guida a destra e nelle prese elettriche tripolari- Dublino NON è la capitale inglese.
E’ troppo presto però per parlare della città, quindi il soggetto va necessariamente rinviato.

Arrivo quindi in città così, senza aver pianificato niente, e mi trovo al Trinity College pulsante di vita notturna stanco, sudato ed affamato. Decido quindi di sacrificare qualche euro in nome di un viaggio rapido e sicuro verso l’albergo. Prendo quindi un taxi e ho il primo contatto con un autoctono irlandese, che dopo avermi bollato inesorabilmente italiano dall’accento, mi spiega amorevolmente Dublino e le sue ricchezze, vantando peraltro una conoscenza della città degna della migliore guida turistica.
Non rivela solo quella però, ma pure un’ignoranza notevole: nel sentire che vengo da Firenze lui se ne esce con un “suona familiare”. A quel punto provo pietà e gli rivelo che è un anonimo paesino del centro Italia. A proposito, per chi lo volesse sapere l’esatta pronuncia di Dublino non è Dablin, ma Dublin, con la u.
Una volta all’hotel mi dà una pacca augurandomi tanta fortuna e predicendo che in un paio di settimane avrei avuto l’accento di un local.
Sinceramente non so se esserne contento o meno. Hanno davvero un pessimo accento.

Cosi, dopo aver scoperto che il mio nuovo nome è David (vai a capire perché mi hanno registrato così, nemmeno avessi prenotato via telefono) entro nella mia camera, io, mia moglie immaginaria e mio figlio che ancora non è nato –ebbene si, non so perchè ma prenotando una stanza singola mi sono trovato in una tripla. Speriamo che non me la facciano pagare come tale, perché sennò mi tocca lavare piatti e lenzuola..
Per ora è tutto. Dopo aver rischiato di morire in un anonimo volo Ryanair Pisa-Dublino, mi sono decisamente meritato qualche ora di riposo.
Ai prossimi giorni.

Saturday, 23 February 2008

Ah, i forum...

Ah, i forum.

Ora che mi sono laureato, essendo solo Febbraio, mi trovo da una settimana nell’ozio più assoluto. L’intenzione quindi è di andare qualche mese a Dublino.
Non conoscendo anima viva laggiù sto cercando di raggranellare qualcuno nella stessa situazione sui forum, più che altro per dividere l'appartamento. Ed è girando su questi forum che mi sono reso conto della loro utilità: grazie a questi luoghi di incontro virtuali infatti si possono ricevere consigli utilissimi. Uno su tutti, eccolo qua:

Una ragazza, tale FRANCIS25, chiede timidamente a proposito di Dublino:

I want to go to Ireland in order to study english and have an experience of life.Ihear about Ireland and want to see.Can you give advices and how to have friends?"

Geniale la risposta di un tizio:

"Advertise your body for rent is good. It works for me"

Semplicemente da applausi.

 

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