Era una mattina d’inverno, poco più di un anno fa. In quel periodo io ed altra gente eravamo soliti frequentare i cosiddetti laboratori di scrittura, corsi obbligatori di “buon scrivere” previsti dal corso di laurea di Media e Giornalismo. Devo dirlo, buoni nell’intenzione, inutili di fatto. Comunque, mi ricordo che una di queste mattine il tizio alla cattedra ci chiese di prendere carta e foglio, mettersi a sedere e pensare cosa, secondo noi, era l’ispirazione. Non mi ricordo bene cosa scrissi allora, ma so per certo che più volte questa parola mi è tornata in mente da quel momento. Ed oggi, guarda un po’, ci ho pensato. Che cos è quindi l’ispirazione, il “colpo di genio”?
E’ un momento, finito e distinto nel tempo seppur ricorrente, nel quale ti elevi ad un livello superiore, e agisci con forza aggiunta. Senti di avere in quel momento qualcosa in più. E’ una sensazione di leggerezza, un’aria calda avvolgente, quando la mano scorre, l’inchiostro la segue, cervello e parole messe per iscritto sono tutt’ uno. Nessuna incomprensione, nessuna incertezza. Non più ostacoli, non più dubbi, non più buio. Tutto diventa chiaro, semplice. E bello. Perché sì, soddisfazione è quel qualcosa che la segue.
Non la puoi comandare a bacchetta, però. Non sei te che decidi l’ispirazione. Viene. E poi va. Tocca a te esser pronto ad accoglierla quando la senti, e smettere di pretendere di averla tra le mani quando ormai questa è andata. Perché andrà, sia chiaro. Poi che c’entra, magari torna. E può essere stimolata, in diversi modi. Dipende dal soggetto. Musica, paesaggi, un evento, un’emozione.. soggettivo.
Immagine: "L'Ispirazione", tratta da "Pietre Viventi", di Ettore Toniolo, Mosè Edizioni

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