Friday, 27 July 2007

Macchie d'inchiostro estive

Dopo due settimane di ufficio stampa sono arrivato ad una semi-conclusione (semi in quanto prima, parziale). Non è che mi senta a disagio in giacca e camicia, ma.. forse il lavoro d’ufficio non fa per me. Non trovo desiderabile l’idea di passare il resto dei miei giorni chiuso in una stanza, tutto qui. Passato il primo -breve- periodo di entusiasmo infatti, portato unicamente dalla novità dell’evento, sta crescendo nuovamente dentro di me un progressivo senso di smarrimento, come se non mi sentissi più a mio agio. E se succede dopo così poco tempo.. beh, come posso sperare di durare degli anni? Mi hanno già chiesto cosa ne penso del lavoro, se intenderò proseguire. Sulla prima ho dato una risposta di cortesia, sulla seconda un diplomatico “vedremo”. In cuor mio però tale possibilità è a dir poco esclusa in partenza.

Ci pensavo tornando a casa oggi. Il problema è questo: non appena subentra un minimo di ritualità nei gesti delle mie nuove esperienze – la tazza di caffè americano fumante la mattina, i carichi imponenti di cartelle stampa, i resoconti del venerdì mattina sul lavoro fatto in settimana- ecco che il grigio della monotonia e della routine degenerativa mi avvolge in una morsa troppo stretta. Sospiro l’ora di uscita, sfuggo i rapporti intra-colleghi e cerco continuamente una via mentale di fuga. Altra cosa.. soffro delle subalternità lavorative. La mia è una specie di “anarchia delle gerarchie”, ovvero non sopporto mi si diano ordini. Anche se di fatto lì nessuno mi ordina niente, me lo chiedono. Non è tanto l’idea di avere qualcuno sopra di me; ritengo anzi ci debba essere una piramide di ruoli. Però non appena qualcuno mi riprende, seppur in modo gentile e con sicuri intenti costruttivi.. io mi inalbero.

Nel corso di questi anni ho cambiato spesso sogni e aspirazioni, e quindi modi attraverso i quali raggiungere tali obiettivi. Ritengo ancora di grande desiderabilità l’immagine di un futuro in carriera, dinamico, per niente routinario, tra camicie, Bentley e ristoranti di lusso, però.. ora come ora ho voglia di rompere gli schemi, la consuetudine. Voglio sfuggire regole consolidate e lanciarmi in spazi aperti, liberi. Le esperienze di questi ultimi tempi mi stanno portando verso uno stile di vita del tutto bohème, quindi povero, irregolare, però comunque libero. Indipendente. Attraverso pillole di felicità, cioè singoli momenti in cui gli angoli della bocca autonomamente si allargano a formare un sorriso, mi vedo in uno studio sul Greenwich Village, un tocco di polvere qua e là, montagne di carte e libri nelle quali imprecare perché non si riesce a trovare mai quello che si cerca. Un lavoro decente, paga sufficiente a vivere, ma che dia soddisfazione. Soddisfazione. Una volta avuta questa, il resto è relativo.

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