Premessa: non sarà facile da leggere. Prima di tutto vi servirà elasticità mentale; poi non guasterà un po’ di curiosità sistemica, a priori. Sono però convinto che se arriverete in fondo il senso del discorso vi apparirà. D’altronde, considerate l’ora mattutina.
Ci sono notti in cui non riesco a dormire. Non perché preso da incombenti avvenimenti, cupi scenari o terribili pensieri,ma.. così. Succede e basta.
Stanotte è stata una di queste. Erano - sono – le cinque e mezzo del mattino, ma sono sveglio da almeno un’ora. E considerato che sono andato a letto alle due, il bilancio delle ore dedicate a Morfeo stanotte non è esaltante. Poco importa, se non dormo significa che non ho sonno. E se devo stare ad occhi aperti a contemplare il soffitto, tanto vale che impieghi questo tempo in modo produttivo.
Quando uno è a letto, ma non riesce a dormire, il motivo è da ricercare nel fatto che pensa. Se pensi non dormi, è semplice. Fin da bambino ho sempre cercato di trovare un modo per dormire a comando. Ritenevo sarebbe stato molto utile avere questa capacità, e seppur non sono ovviamente mai riuscito a trovarlo, ho scoperto un modo che se non altro facilita l’operazione. Id est, concentrarsi sul proprio respiro. Immagino dipenda dal fatto che uno si calmi, quindi il battito cardiaco rallenta, i muscoli si rilassano e così via. L’effetto comunque dovrebbe essere il sonno. Lungi da me dare consigli per un buon sonno però, quindi vado avanti.
Focalizziamo la questione da un punto di vista meno fisico: consideriamo la mente. Quando uno rimane sveglio in queste notti non pensa, ma pondera. La sottile differenza non è solo questione di ricercata aulicità – come questo- , ma è di vero e proprio contenuto. Il pensare infatti implica un oggetto concreto, o almeno a qualcosa che vi si ricollega. Ad esempio penso ad una persona, un fatto. Posso pensare anche a qualcosa come un’esperienza, che magari di per sé non è elemento concreto, ma è comunque collegata ad elementi che sono tali. Individui, luoghi e bla bla bla. Ma il ponderare è diverso. Quando uno pondera il cervello non pensa a qualcosa di specifico, bensì pensa e basta. Elucubrazioni mentali, diciamo. Cosa è dunque il ponderare?
Il ponderare ha caratteristiche notevoli. Non risiede né nel mondo reale né in quello onirico, ma in uno stadio a sé stante, intermedio. Al momento il termine più accurato che mi viene è dormiveglia. E come tale, essendo cioè intermedio, non appartiene a nessuno dei due, pur avendo al suo interno tratti di entrambi. Unisce la razionalità del mondo reale alla magia creativa di quello onirico. I pensieri – li chiamo così perché suona meglio, ma in realtà sono “ponderazioni”, in quanto ovviamente appartengono al ponderare- che si hanno durante questa attività sono infatti guidati da indubbio filo logico, ma così astratti ed a volte indefiniti da sembrare più sogni. Sogni razionali quindi, o per renderlo di maggiore effetto, per farlo più paradossale, sogni reali.
Nel momento del ponderare quindi il cervello è come se fosse di fronte ad uno specchio. Nient’altro intorno. Non ci sono praticamente agenti esterni di disturbo – né suoni, né colori, persone e così via-. Nessuno, buio e silenzio. Il cervello quindi non può che concentrarsi su l’unica cosa che ha a disposizione al momento: sé stesso.
Si potrà obiettare che il cervello potrebbe pensare a fatti avvenuti in giornata. Questi però devono necessariamente essere importanti per richiedere una priorità maggiore rispetto al dovuto riposo notturno. Può succedere, certo, ma non è il caso del ponderare. E’ il pensare appunto. Come detto però non è il mio caso al momento, quindi.. smettetela di interrompermi! Scusate, era solo per movimentare un po’. Immagino vi stiate addormentando. Io però sono bastardo e continuo.
Dicevo.. ora sto quindi ponderando. Mentre il filo rosso del tempo si srotola incurante delle ore e dei minuti – unità di misura meramente umana, ricordate- sto qui disteso a pensare l’impensabile ( mi ricollego a quanto detto in precedenza, che il ponderare non è indirizzato verso un preciso oggetto; si pensa quindi a qualcosa che non è e non può essere pensato, ergo impensabile).
Per concludere. Il ponderare ha ottime “capacità risolutive”. Al termine del ponderare i casi infatti sono due.
Primo caso: il cervello è cosi stanco di tale speculazione che preferisce passare allo stadio onirico, quindi, si riaddormenta;
Secondo caso: ti rendi conto che tale attività ha portato via ore della notte. Come nel mio caso, ormai è quasi mattina, sono sveglio del tutto e sono riuscito a passare indenne la notte insonne, superando il rischio del tedium.
Viva il ponderare.
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