In ogni posto ci sono storie. E personaggi. In non tutti i posti però ci sono personaggi strani. Personaggi “letterari”, che sembrano esser usciti da un libro o da un film. Io credo di averne conosciuti almeno un paio. Giudicate voi, comunque.
Nei pomeriggi al sole passati in spiaggia a Torre del Lago, io e i miei amici da piccoli eravamo soliti sedere vicino la tenda del bagnino, che sola, fiera ed autoritaria svettava al centro esatto della porzione di spiaggia dello stabilimento. Essendo da anni fedeli frequentatori del bagno, e conoscendo come conseguenza il suo “staff”, avevamo infatti acquisito il tacito diritto a sederci sotto il suddetto telone giallo. E insieme a noi stava un gruppo di distinti personaggi, che definire particolari è a dir poco riduttivo. Ricordo che sedevo in rispettoso silenzio – avevo dieci anni, e guardavo come esempio il bagnino, un ragazzotto di venticinque anni, di bella presenza e ben piazzato fisicamente- osservando e studiando quello strano assortimento di persone. Tra queste c’era “Eclisse”, un robusto camionista sulla quarantina, che si ergeva imponente nel suo eccesso di carne e peluria scura, che si diffondeva regolare e copiosa su tutto il corpo. Spesso accanto a lui sedeva un gagliardo anziano, perenni occhiali scuri, che mal si conciliavano con la sua pelle chiarissima, che restava tale anche dopo giorni di esposizione al sole. In nome di questa potenzialità era chiamato “Omino Bianco” –riferimento pubblicitario, ovviamente-. Omino Bianco passava tutti i giorni a discutere con un altro personaggio interessante, il cosiddetto “Arciò”. Mi sfugge il perché del nomignolo, ma ricordo perfettamente la fisionomia: bassottino e panciutello, maglietta nera, pizzetto e capelli tagliati corti. Altro carattere di tutto rispetto era Marcello –l’unico ad esser chiamato col nome proprio- un uomo senza tratti particolari se non al momento del ridere. Non appena questo veniva, infatti, alzava il mento, allargava gli angoli della bocca, e mostrando i denti bianchi rumoreggiava in un modo assai strano, tenendo chiusa la mandibola. E’ assolutamente la risata più bizzarra che abbia mai sentito, ma ancora oggi sono convinto che fosse autentica, che davvero gli veniva naturale ridere in quel modo. Ultimo personaggio, il più caricaturale, era “Security”. Un omino piccolo piccolo, sul metro e sessanta, così secco da avere quasi forma squadrata per le costole, che sembravano in procinto uscire dalla pelle da un momento all’altro, ed uno spruzzo di capelli sulla fronte. Il tutto corredato da un viso affilato, ed un naso decisamente troppo grosso rispetto al resto.
Ne riparlavo qualche giorno con i miei amici. Tornando a casa poi, mi venne il dubbio di aver vissuto tutto quel tempo in un sogno. Il quadro era troppo pittoresco, sembrava davvero uscito da un libro. Mi resi però conto che in fondo era la realtà, e sono scoppiato a ridere.
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