Friday, 17 August 2007

La polvere del tempo

Fin da quando sono piccolo in Agosto vado per un po’ di tempo al mare in Versilia. Al pari del mettere i regali sotto l’albero a Natale, al pari del mitico cenone del 31 dicembre o dell’apertura delle uova di cioccolato a Pasqua, il preparare la macchina e dirigersi verso il mare era entrato a far parte della tradizione familiare, assumendo in quanto tale una dimensione di sacralità. Ogni anno, per due/tre settimane circa la famiglia si muoveva dalla calda estate fiorentina verso lidi ben più ventilati. Non meno caldi, per carità, ma per lo meno più consoni alla situazione. Dapprima con i nonni, poi con i genitori, negli ultimi tempi da solo, ogni agosto era comunque tempo di partire. Succede quindi che mi è venuto da pensare a cosa volesse dire per le persone del posto, miei conoscenti, che ogni anno vedevano arrivare me e i miei genitori. Quelle persone di almeno mezza età (genitori o nonni dei miei amici) che mi conoscevano sin da piccolo, e che, al contrario di me, abitavano stabili nella ridente – eufemismo, ma di quelli eccellenti- Torre del Lago. Queste persone ogni anno mi vedevano arrivare, ed avevano quindi la possibilità di vedere i progressivi cambiamenti che la mia persona subiva nel tempo. Il piccolo Dario cresceva e si faceva uomo, come si suol dire. Immagino di non aver destato molto interesse, d’altronde ero uno dei tanti, però ecco, credo che se qualcuno ci avesse davvero prestato attenzione avrebbe trovato la cosa interessante. Il vedere le persone crescere è l’unico modo, assieme alle cose invecchiare, per vedere realmente il tempo passare. Se si prestasse attenzione a tali dettagli, il dire “il tempo passa e non te ne accorgi” perderebbe valore. Il tempo passerebbe, eccome; però te ne accorgeresti.

Mentre le stagioni si alternavano, mentre il numero degli anni nel calendario aumentava, anche i miei progetti, i miei obiettivi, la mia stessa vita ed i miei sogni cambiavano con loro. Quello che volevo ieri non lo voglio oggi, e quello che vorrò domani probabilmente sarà ancora diverso.
Incostanza?Macchè, percorso di vita.

La conclusione è questa: la nostra vita è fatta di periodi. Questi spesso possono essere rivissuti, possono magari tornare, però a volte se non lo fanno è meglio. Contemplare, idealizzare una cosa può infatti dare beneficio ben maggiore che cercare di ricreare l’atmosfera di un tempo, vedendo che non è più lo stesso. La conseguenza di quest’ultimo scenario è delusione , e può andare a smussare i ricordi dell’esperienza precedente che invece erano inizialmente cristallini. Penso sia una regola generale. Ed ecco un esempio per chiarirlo. L’aver vissuto a Londra per un anno è stata una cosa fantastica. Irripetibile. Porterò sempre con me il ricordo. Deve però essere un’esperienza CHIUSA. Non dovrò più tornare a vivere a Londra per nostalgia dei vecchi tempi. Anzi, sarebbe meglio escludere del tutto la possibilità di rivederli quei posti, anche se questo ovviamente non è facile. Però niente più rimpatriate in quei luoghi. Penso quindi di esser stato per l’ultima estate a Torre del Lago. E’ stato bello, è parte e lo sarà per sempre di me, perché ha coperto più di 10 anni della mia vita. Ora però è tempo di cambiare, di voltare pagina, perché già sento che non è più come prima.
Ricordate: le cose belle sono tali perché hanno una fine. Questo però non vuol dire che non ce ne possano essere altre nel futuro.

Gli oggetti impolverati dal tempo vanno presi e messi da parte, per essere poi ricordati e contemplati. Ma non vanno riusati, perché ci si accorgerebbe del loro esser diventati obsoleti.

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