Spesso sottovalutiamo il potere della penombra. Anche i linguisti, anzi loro per primi. Il termine penombra evoca spesso solo l’immagine di losco, corrotto, negativo per tutti coloro di buoni sentimenti e sana morale. La penombra in questo caso è l’angolo del vicolo, male illuminato dal lampione solitario in un viottolo bagnato da piscio e sporco nel quartiere malfamato. In quel caso nessun problema, condivido. Nulla da obiettare. Se mi ci dovessi trovare mi sentirei alquanto preoccupato. In quel caso fuggirei dalla penombra.
Ma la penombra non è solo questo. Pensiamoci. La penombra non è solo buio totale, ma anche luce parziale. Spostamento semantico sensibile, ma decisivo. Nell’intimità di una luce flebile sta la realizzazione dell’io piu profondo. In questa condizione l’io sensibile esce al sicuro, al riparo di sguardi indiscreti e maliziosi che potrebbero nuocergli. Alla protezione della semi-oscurità si dà il meglio di sé. E’ creatività allo stato puro, produttività all’ennesima potenza. E tutti conosciamo i benefici e la sensazione di appagamento che il sentirsi produttivi porta. Sono convinto che molte opere d’arte sono si sono realizzate della penombra più genuina.
E anche se è solo un’illusione.. chi cazzo se ne frega? Il risultato non cambia, è sempre positivo.
Proprio sicuri che sia meglio sapere ed essere infelici, piuttosto che illudersi ed essere contenti?
Monday, 18 February 2008
Ipse Dixit
Subscribe to:
Post Comments (Atom)
No comments:
Post a Comment