Friday, 22 February 2008

Racconti

Guardava seduto con occhi immobili il muro pallido davanti a sé. L’intero corpo lo era. Immobile ed irreale voglio dire: sembrava che le stesse palpebre fossero incollate al loro posto. Dalla mano appoggiata sul grosso tavolo bianco spuntava il lungo corpo di cenere della sigaretta, che stava lì sospesa, accesa e non fumata, in attesa di non so bene cosa.
Non era la prima volta che vedevo gente ridotta in quello stato: essere testimoni di cose orribili non doveva essere evidentemente piacevole. Che lavoro di merda che mi ero scelto.
Quasi quasi invidiavo il clandestino cubano che ogni settimana veniva a pulirmi il cesso di casa.
“Tra poco ti brucierà le dita ragazzo” dissi indicando il fumo della sigaretta, che elegante saliva verso l’alto in evoluzioni di lunghe linee bianche.
Nessuna risposta.
Mi avvicinai a lui, e chinandomi lo abbi viso a viso. Per tutta risposta abbassò lentamente le palpebre.
Beh, almeno avevo scoperto che era ancora vivo.
Mossi allora la mano aperta davanti a quegli occhi, che vitrei mi superavano nello sguardo verso un punto indefinito. Schioccai le dita una, due, tre volte: alla fine ci persi gusto e me ne tornai grugnendo al mio posto. Che diavolo, non si sarebbe mai più ripreso.


“Che cazzo pretendi Sal. Gli hanno aperto i genitori in due, davanti agli occhi. Avrebbe spappolato il cervello a chiunque”.
Ci pensai qualche secondo su. Poi gli dissi:“Ti domandi mai il perché?”
Lui mi guardò dubbioso. “Il perché di cosa?”
“Perché questo mondo faccia cosi schifo. Perché la razza umana sia capace di fare merdate simili, per esempio”.
Allargò le braccia. No, non se lo sapeva spiegare.
“Cosa ne faranno di lui?”
“Non lo so. Immagino gli daranno un po’ di tempo per riprendersi. Ma se continua così perderà anche l’uso del corpo, oltre alla testa. Dio mio, guardalo. Non ha toccato cibo tutto il giorno, non parla, non cammina se non lo spingi.. io dico lo rinchiuderanno”.
Mi resi conto che non provai né pena né simpatia per lui. E’ orribile da dirsi, ma in fondo c’ero abituato. Non era il primo che vedevo, e certo non sarebbe stato l’unico. Il mondo era pieno di criminali, truffatori, stupratori ed assassini.
"E’ proprio un mondo di merda”.

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