Sunday, 17 February 2008

La fine di qualcosa, l'inizio di tutto? Es muss sein.

Premetto di aver avuto difficoltà gia nello scegliere il titolo. Voglio dire, cos’è questo punto a cui sono arrivato? La fine di tutto e l’inizio di qualcosa o viceversa? La differenza è sensibile, ma c’è. Alla fine ha prevalso l’ottimismo, e la scelta è ricaduta su quella che si vede.
La vita di una persona è necessariamente scandita da periodi. Alcuni necessari e propri dell’essere umano, altri dettati da carattere e situazioni esterne alla condizione dell’individuo. Sarebbe interessante giudicare quanto il Fato e la casualità gioca nella nostra esistenza, ma l’idea di qualcosa di indefinito che decide le nostre vite non mi rassicura più di tanto. Sareste contenti di sapere che dovete la vostra vita solo dalla voglia di tessere di tre vecchie? Dio mio, io non credo proprio. Eppure i romani lo facevano.
Questa visione romantica della vita ( la morte ha lo stesso significato e non certo meno fascino di questa. Sottrarsi alla morte non solo è ridicolo, ma patetico) è contrapposta all’altra, altrettanto nobile ed interessante, dell’ Homo Faber ( vedi Faber est suae quisque fortunae), nella quale la predestinazione è un’immensa puttanata. I geni buoni non esistono: se nella tua vita sei un fallito è solo colpa tua.
Quale delle due ritenere vera è d’altronde soggettivo, e ciò rientra nell’accettazione che oggi viviamo in un mondo libero da ogni verità assoluta. Quanto a me, beh, come al solito mi tengo aperte le due ipotesi, scegliendo talvolta la prima con riserva, talaltra accettandole entrambe.

Il punto è: tante volte mi è capitato di dire a me stesso la frase “Finalmente è finita”. La nostra vita infatti è composta da tante piccole unità di tempo ed avvenimenti, episodi che riuniti assieme partecipano ad un progetto più grande che è la nostra vita. Era finita il giorno delle medie. Era finita il giorno della maturità. Era finita il giorno dell’ultimo esame.
Mai come questa volta però sento la forza del significato della parola fine. Per la prima volta sento davvero di aver concluso un periodo, e di trovarmi davanti un altro. Se non mi fossi ormai convinto della necessità di partire per nuovi mondi probabilmente non ci avrei mai fatto caso. Sarei ancora nel primo periodo della mia vita, e chissà, forse in un altro mondo parallelo avrebbe potuto essere anche l’unico. In un altro mondo parallelo un altro Io avrebbe amato questo paese alla follia, e avrebbe giurato amore eterno alle sue coste, scartando con deciso disprezzo l’idea di andarsene. Ma se dovessi considerare tutte le possibili diramazioni e bivi affrontati fino adesso, perderei il resto dei miei anni sommerso tra i se ed i ma. E sinceramente di rimpianti adesso non ne sento il bisogno.
Sono passati dei mesi da quando scrivevo tutti i miei progetti di andarmene. Le cose non sono cambiate, anzi mi sento galvanizzato dalle vittorie e dalle smentite di pronostici (altrui) negativi e dalle facili previsioni di fallimento che al tempo mi fecero parecchio girare le palle. Si sostiene che dire “te l’avevo detto” non sia bello, però insomma.. è molto appagante.
E
’ tempo quindi di girare pagina e passare ad altro. Le tribolazioni burocratiche della tesi hanno d’altronde accelerato il tutto, rinforzando l’idea che forse è meglio cambiare aria per un bel po’.

Es muss sein.

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